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Cinque donne

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di Cesare di Dato

Nel mese di ottobre la scena mondiale è stata dominata dalla figura di cinque donne italiane salite alla ribalta per motivi del tutto diversi, ma riconducibili tutti alla situazione politica medio orientale in atto. Hanno iniziato le due Simone riapparendo nel mondo dei vivi dopo giorni di detenzione da parte di non identificati rapitori. Liberate dopo pagamento di un forte riscatto, si sono lasciate andare, a caldo, a dichiarazioni che non sono piaciute alla maggioranza degli italiani.

Non sono piaciuti i ringraziamenti per i loro carcerieri, quasi fossero state entrambe carpite dalla sindrome di Stoccolma, non è piaciuto il mancato riconoscimento di quanto fatto per loro dal Governo e dalla Croce Rossa Italiana, atteggiamento poi tardivamente rabberciato con un grazie pronunciato a mezza bocca; non è piaciuto, infine, quell’offrirsi alle luci della notorietà quando invece sarebbe stato molto più opportuno chiudersi in un dignitoso silenzio anche per non propagandare la figura del nemico buono che le aveva sequestrate.

Nemico buono, che non credo fosse una cellula dei veri sequestratori, quelli di Al Qaeda per intenderci, che ben difficilmente risparmiano la vita ai loro ostaggi. Nemico buono che quasi sicuramente era rappresentato da una banda di volgari ricattatori. Pochi giorni dopo il trionfo delle due Simone, la pagina plumbea e dolorosa dell’attentato a Taba nell’alto Egitto, nella quale hanno perso la vita, insieme a tanti innocenti, anche Jessica e Sabrina colà recatesi per un breve soggiorno di riposo. Un attentato che gli israeliani tendono ad attribuire al chirurgo Ayman Al Zawari, presunto capo di Al Qaeda, e gli egiziani alla situazione di alta tensione in atto tra israelia ni e palestinesi, con coinvolgimento dell’Egitto che si è assunto il compito di elemento equilibratore in vista dell’annunciato ritiro israeliano dalla striscia di Gaza.

Sia come sia, le due povere ragazze hanno pagato con la vita la loro presenza ai margini di un conflitto condotto da forze che esse stesse e i loro sfortunati compagni di morte neppure conoscevano; Uccise da una guerra che non ha un fronte dirà nella sua omelia ai funerali di Jessica e di Sabrina il vescovo di Saluzzo, monsignor Giuseppe Guerrini. Vien fatto di chiedersi: sono ancora validi i ringraziamenti verso gli estremisti musulmani delle due Simone? In questa commistione di amore e di morte entra, sia pure di riverbero, la quinta donna cui accennavo nel titolo: quella Sabrina (curiosa omonimia) Varroni che per amore fece il gran rifiuto della religione cattolica per abbracciare quella dell’Islam, accettando anche di indossare il burqa.

Chiarisco subito che, se qualche lettore spera o teme che io mi lanci in una crociata contro chi abiura la nostra religione, rimarrà deluso; sono tollerante e comprensivo e, pur conservando le mie idee che sono quelle di un cristiano praticante, lascio a tutti il libero arbitrio di professare la fede che più gli è congeniale sia per nascita sia per meditata scelta. Torniamo alla signora: tutto il mondo sa che il sindaco di Drezzo, un simpatico paese della collina comasca ove dimora la signora Varroni, le ha elevato una, o più, contravvenzioni perché circolava travisata per usare il non troppo aulico linguaggio burocratico. Si è subito scatenata la polemica non saremmo in Italia sulla liceità o meno della decisione del primo cittadino. Ad attizzare il fuoco non ci voleva, poi, che l’intervento del prefetto di Como, dott. Guido Palazzo Adriano, che bocciava l’ordinanza e quello del presidente della Repubblica con una lettera conciliativa indirizzata alla signora.

Ma come ha osservato il Guardasigilli Roberto Castelli, non bisogna strumentalizzare i due interventi; il prefetto si è limitato ad annullare una decisione illegale perché ripetitiva di una legge già in atto, mentre il presidente Ciampi si è sentito in dovere, dimostrando un grande senso dello Stato, di rispondere alla lettera che Sabrina Varroni gli aveva indirizzato, senza prendere alcuna posizione sul problema burqa . La signora si è ritenuta soddisfatta. In sostanza: è inutile ribadire una legge quando questa legge già esiste: è sufficiente applicarla senza ulteriori interventi. Cinque donne, dunque, in tre vicende diverse ma aventi tutte lo stesso fattor comune: quello di un mondo che cambia, che lo fa con una rapidità impressionante che incide profondamente sulle nostre coscienze.

È uno scontro di civiltà, il quarto tra cristiani e musulmani, dopo l’invasione araba del VIII secolo bloccata a Poitiers da Carlo Martello, le Crociate, una delle quali, la terza, contrastata dal Saladino, l’espansione turca del XVII secolo fermata dal principe Eugenio di Savoia alle porte di Vienna. Uno scontro che, depurato da paranoici del calibro di Osama Bin Laden, potrebbe diventare incontro tra le nostre due grandi civiltà, in un ambiente di pace e di reciproca tolleranza.