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L'epopea del Monte Cervino

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Il battaglione Monte Cervino è stato recentemente trasformato in 4 reggimento alpini paracadutisti, nel cui ambito continuerà a vivere il mitico battaglione, che conserverà e tramanderà un nome entrato ormai nella leggenda. È di stanza a Bolzano, alla caserma Vittorio Veneto, alla dipendenze del Comando Truppe alpine. È comandato dal ten. col. Ivan Caruso, già comandante del battaglione.
Umberto Pelazza ci ha scritto la storia di questo glorioso e mitico reparto, inquadrato nel 1911 nel 4 reggimento alpini, sciolto nel 19 e ricostituito nel 1940 come Battaglione Sciatori Monte Cervino .

di Umberto Pelazza

Avevano appena assegnato il Vetterly a quattro colpi agli alpini del battaglione d'Africa sbarcati in Eritrea a fine 1895: uniforme kaki, piumetto infilato nella nappina verde. Il 4º alpini, costituito a Torino nel 1882, é presente alla tragica giornata di Adua con una compagnia che si sacrificherà sul monte Rajo. Nel 1911 partecipa alla guerra di Libia col battaglione ‘Ivrea’ e durante la prima guerra mondiale viene rinforzato con tre battaglioni di milizia mobile: uno è il ‘Monte Cervino’, che inquadra tre compagnie, già dell’Aosta’. Combatte sul Pasubio, sul Vodice e nella zona del Grappa. Ha in forza un giovane sottotenente, Felice Boffa Ballaran, che nel 1934 sarà tra i fondatori della Scuola Militare di Alpinismo.

Sciolto nel 1919, il reparto rinasce allo scoppio della 2ª guerra mondiale. La sera del 22 dicembre 1940, nella caserma ‘Testafochi’ di Aosta, il comandante designato, maggiore Gustavo Zanelli, del 4º alpini, e il suo aiutante maggiore, ten. Astorri, inchiodano sulla porta dell'ufficio una tavoletta di legno con la scritta ‘Battaglione Sciatori Monte Cervino’. Hanno due settimane di tempo per inventare un reparto alpino d'assalto, di pronto impiego, ben armato, ad altissima mobilità e con ampia autonomia, da impiegare sul fronte greco albanese, dove le cose stavano andando maluccio. La sua storia sarà definita la più incredibile e commovente di tutto il conflitto, ma è impossibile ricostruirla per intero: l'80 dei suoi alpini é rimasto sottoterra in Albania e in Russia e ognuno di loro ne custodisce un pezzo che non ha fatto in tempo a raccontare.

Erano tutti campioni di sci e di roccia, compresi il medico e il cappellano, tutti volontari e tutti scapoli: provenivano dal btg.’Duca degli Abruzzi’ della Scuola Alpina, dall’Aosta’, dall’Ivrea, dall’Intra’. Ricevettero un equipaggiamento come non si era mai visto: tute impermeabili, passamontagna, zaini con armatura, scarponi Vibram e pantaloni a fuso. I loro compiti, da ‘commandos della neve’ non richiedevano armi pesanti, gli sci erano bianchi e come distintivo portavano la silhouette del Cervino col motto ‘Pista!’. Sbarcati in Albania furono accolti dal comandante del Corpo d'Armata, che offrì loro come regalo personale dieci pacchi confezionati che si affrettarono ad aprire: bombe a mano! I primi caddero prima che arrivasse a casa la cartolina spedita da Bari.

Aggregati ora a un reggimento, ora a una divisione, senza conoscere cambi, turni di riposo, rancio caldo, i cervinotti combatterono suddivisi anche per squadre e plotoni, davanti e alle spalle del nemico, senza poter segnalare le perdite e gli atti di eroismo. Dove un punto del fronte stava per cedere, dove c'era una posizione da riprendere arrivavano gli alpini dalla nappina blu e la loro fama si diffuse presto in tutta l'11ª Armata. Caddero i due comandanti di compagnia e Zanelli fu ferito: venne anche il momento in cui il più elevato in grado di una compagnia fu la guida alpina Giacomo Chiara, che entrò nella leggenda del ‘Cervino’ quando, eretto sulla trincea in tutti i suoi due metri, arrestò un attacco a raffiche di mitragliatore, rimanendo miracolosamente incolume. Ai suoi, che gli si affollavano intorno increduli, disse soltanto: ‘Se s'inceppava eravamo fottuti: datemi da bere’.

Ridotto a 152 uomini (erano partiti in 326), nel maggio 1941 il battaglione rientrò in Aosta decorato di Medaglia d'Argento e fu sciolto. Ricostituito il 20 ottobre su 600 uomini, fu destinato in Russia. Il comandante ten. col. Mario D'Adda, chiese e ottenne i migliori sciatori dei reggimenti alpini, con armamento ed equipaggiamento d'avanguardia. Sarà però il capitano Giuseppe Lamberti a sostituirlo nel periodo più critico. Anche in Russia il ‘Monte Cervino’ combatté nelle più disparate e disperate condizioni, aggregato ora alla Julia, ora a reparti tedeschi. Con questi ultimi, durante uno scontro con i carri russi, al secco ordine del ten. Sacchi: ‘Cervino!’, i cervinotti, toltisi gli sci, balzano sui carri tedeschi e a raffiche di mitra e bombe a mano disperdono la fanteria russa.

Ad azione conclusa, i tedeschi escono dalle torrette per applaudirli e cercano il comandante: lo trovano morto, bocconi sulla neve sporca. Le croci della Wermacht arrivano a manciate, mentre sulla steppa si moltiplicano le croci di sci spezzati. Il reparto rimase in Russia per un anno: nel gennaio 1943 i superstiti dei ‘satanas bieli’, i diavoli bianchi, come li chiamavano i russi, ruppero l'ultimo cerchio della sacca che stava per chiudersi e rientrarono in Italia, come dice la motivazione della Medaglia d'Oro ‘in un'aureola di vittoria uguale a quella delle più alte tradizioni alpine . Partiti in 600, rientrarono in 226. In rapporto alla forza, il ‘Monte Cervino’ fu il reparto più decorato del 2º conflitto mondiale: 4 Medaglie d'Oro, 43 d'Argento, 69 di Bronzo, 81 Croci di guerra.

Il capitano Lamberti fu catturato a Voltshansk e rientrò in patria tre anni dopo, con due Medaglie d'Argento e due Croci di ferro. Così ricorda i suoi alpini Caduti in Russia:

Ancora torneranno i fiori
sui ciliegi al sol di maggio
ancor torneranno a cantare le cicale
nell'afa di luglio
ancor torneranno a danzar
le fanciulle d'Ucraina
nel pieno dell'estate
al ritmo delle balalaike sull'aia
delle isbe e nelle piazze dei villaggi.
Voi soli più non tornerete
prodi, bianchi sciatori del Cervino .