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Rubrica aperta ai lettori.

SERVIZIO CIVILE MILITARIZZATO

La catastrofe ambientale dovuta agli incendi che distruggono le nostre bellezze naturali alcune secolari, brucia ogni giorno milioni di euro per l’opera di spegnimento e ne brucerà altri in futuro per il rimboschimento. Soldi che potrebbero essere dirottati verso altri scopi (situazione che si ripete ogni anno sempre di più). La risposta dei nostri politici è: facciamo intervenire l’Esercito. Come mai si ricordano che esiste solo in caso di pubblica calamità o di finanziamento delle missioni all’estero?Non pensano, che forse, facendolo intervenire nella situazione attuale (mancanza di addestramento specifico) vuol dire mettere a rischio delle persone? Non si possono affrontare le varie difficoltà solo perché si indossa una divisa, bisogna essere preparati per farlo. Avere un apparato pronto per intervenire in caso di calamità, vuol dire avere disponibilità di personale addestrato, mezzi e finanziamenti idonei, cose delle quali l’Esercito è allo stato attuale molto carente. Tutti i politici al momento dell’abolizione della leva sono stati d’accordo nell’ascoltare i pianti delle mamme (o la voce del partito di appartenenza, n.d.r.) perché il loro figliolo era o doveva partire per militare. Ora ci troviamo a contrastare le varie calamità sperando nei miracoli dei mezzi aerei e di qualche guardia forestale. Fatta questa premessa vorrei chiedere ai nostri politici perché non si prevede di istituire un servizio civile militarizzato regionale , da poter utilizzare per la difesa del territorio, e nel sociale, sfruttando le caserme vuote?L’addestramento e l’impiego di questi giovani potrebbe essere concentrato su calamità naturali, incendi, alluvioni, tutela e intervento sull’ambiente, controllo del territorio e collaborazione nel sociale e nello sport adottando usi e costumi dell’etica e della disciplina militare prestando servizio per un periodo obbligatorio per tutti al servizio dello Stato. Concludendo, la realizzazione di questo servizio civile militarizzato oltre a rappresentare ossigeno sotto l’aspetto economico per le nostre istituzioni, in quanto potrebbero contare su forze prontamente disponibili sul territorio, rappresenterebbe una notevole forma di educazione civile nel rispetto dei valori, delle varie discipline e libertà altrui, principi quasi sconosciuti nelle giovani generazioni.

Mario Castellani Pesina di Caprino

LA PREGHIERA DELL’ALPINO E LE SUORE

ABresso (Milano), la prima domenica di ottobre, alla tradizionale Festa del Pilastrello, davanti la chiesa dei santi Nazaro e Celso, proprio di fronte al portone centrale, sul sagrato, tre robuste suore dall’accento dell’Italia centrale e dal colorito rubicondo vendono con calore, cordialità e successo i prodotti artigianali del loro convento: marmellate, confetture, pelati e tanto altro ancora. Sono lì dalla mattina di domenica al pomeriggio e chiudono ad esaurimento della merce. Quando passo, col cappello alpino in testa, una mi ferma; vuole il testo della Preghiera dell’Alpino, che ha sentito recitare in chiesa, alla Messa, la mattina. Le spiego, per non lasciarla in confusione, che noi continuiamo a leggere il testo originale, che dal 1985 è ufficialmente cambiato. Nel testo attuale, quello che leggono gli alpini in armi, sono state tolte le espressioni ‘rendi forti le nostre armi’ e ‘la nostra millenaria civiltà cristiana’. Ma la reverenda madre mi risponde che lo sa benissimo; per questo vuole il testo che ha sentito leggere in chiesa. Le piace di più. Vado a casa, accendo il computer, stampo due copie del testo, faccio una copia su un dischetto e scendo a darglielo. Appena in tempo. Hanno venduto tutto e stanno smontando il banchetto. Sono contente di ricevere la preghiera che cercavano. Magari tre suore contadine hanno più coscienza dell’identità cristiana di tanti pensatori .

Edoardo Marinzi Bresso (MI)

OBIETTORE DI COSCIENZA, QUANTE IPOCRISIE

Da varie fonti mi risulta che è in progetto una verifica della legge sugli obiettori di coscienza, cioè su quei giovanotti che allora, pur di sottrarsi ad un servizio sottoscrissero importanti dichiarazioni di pensiero e di filosofia di vita e che oggi, pur di godere di alcune opportunità, sono disposti a rimangiarsi tutto. Chissà se tra i nostri lettori, amici ed iscritti ci si ricorda di coloro che al momento della chiamata al servizio alla Patria, adducendo motivazioni religiose, filosofiche (e anche politiche) attestavano il loro rifiuto alla violenza, all’uso delle armi e si proponevano alla società quali pacifisti. La libertà e la democrazia di cui godiamo non è certo stata frutto di marce pacifiste ne tanto meno di slogan. Anzi se non ci fossero stati i combattenti e soprattutto i martiri, la pace e la democrazia le lascio immaginare a chi ha molta fantasia. Millenni di storia dimostrano che nonostante l’esempio di Gesù Cristo e di qualche martire, la stragrande maggioranza degli uomini ha un proprio concetto di giustizia, di libertà e di democrazia. Spiace tremendamente che oggi ci siano ancora degli illusi che pensano che esponendo un simbolo o una bandiera arcobaleno l’uomo si riconosca nella sua terra, nelle sue tradizioni e nei valori che da queste realtà scaturiscono. Dopo che è stato riconosciuto al cittadino il diritto di manifestare la sua obiezione al servizio militare, i più convinti iniziarono a presentare le domande, per dedicarsi a servizi sociali di pubblica utilità presso case di riposo, ospedali, ecc. Non era forse questo lo spirito?Ma i più attenti e furbi tra gli aspiranti, si accorsero che era possibile svolgere questi servizi fuori dell’uscio di casa. Per delegittimare ulteriormente il servizio militare, i politicanti pensarono bene di equiparare questo servizio a quello dei soldati di leva e così le domande si moltiplicarono e gli obiettori diventarono talmente tanti (oltre 70.000 all’anno!) che non si sapeva più dove collocarli. L’alto numero di ipotetici obiettori portò alla fondazione di una organizzazione che facilitasse la compilazione delle domande e nacque la Lega degli Obiettori di Coscienza (LOC), che distribuiva a piene mani il fac simile della domanda. Bastava incollarlo sul foglio di protocollo e apporre la propria firma in calce. Così aumentarono i bibliotecai, i giardinieri, i fotocopiatori, gli animatori, di pari passo però sparirono gli assistenti ai malati terminali, agli anziani e a tutti quei servizi che la genuinità iniziale aveva ispirato. Lo strano fenomeno cessò di colpo quando il Parlamento decise di sospendere il servizio di leva e le domande colarono a picco. A questo punto sorge spontanea una profonda riflessione: dov’è finito lo spirito di servizio al prossimo dei nostri giovani?Le famose motivazioni che la L.O.C. tanto decantava cosa hanno prodotto nella nostra società?In questi giorni l’on. ministro Arturo Parisi ha paventato l’ipotesi di un ritorno al passato. Ci avessero ascoltato subito, avremmo risparmiato tempo e tanti soldi.

Gian Luigi Ravera Casale Monferrato