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Romanzo: 'Non uccidete Bin Laden'

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‘Non uccidete Bin Laden’ (di Filippo Pavan Bernacchi Mursia Editore, pagine 408, € 19), è uno di quei romanzi che, una volta iniziati, non si riesce più a interrompere. Se vi appassionano lo spionaggio, la storia, le operazioni militari, Pavan Bernacchi vi accompagnerà all’interno di alcuni segreti inconfessabili del’attualità. Il libro è curato da Maurizio Pagliano, già editor italiano, tra gli altri, di Tom Clancy.

“Afghanistan 2003: il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi, corpo d’élite dell’esercito degli Stati Uniti, sta per eliminare il terrorista più ricercato del pianeta: Osama bin Laden. All’ultimo istante giunge il contrordine. Chi ha interesse a mantenere vivo e libero lo sceicco del terrore?La risposta è: una potente organizzazione i cui componenti hanno in pugno la produzione mondiale degli armamenti.

Un servizio segreto indipendente, guidato da un ex agente dell’FBI e da un ex ufficiale dell’Esercito Italiano, si mette sulle tracce di Bin Laden, dando inizio a una caccia spietata nella quale vengono coinvolti anche i soldati italiani in missione all’estero.” Scontri a fuoco, azioni aeree, agenti paracadutati in zone inaccessibili, inseguimenti, blitz, files criptati, agguati, rapimenti, evasioni, torture, disinformazione, brutali omicidi: gli ingredienti per una grande avventura ci sono tutti e Pavan Bernacchi sa combinarli in modo superbo. La trama è geniale ma non contorta, e soltanto alla fine si rivela nella sua interezza.

Un capitolo dopo l’altro il lettore viene messo nelle condizioni di capire chi è veramente Osama bin Laden, come è nata Al Qaeda, come è strutturata, chi la sovvenziona, quali sono le sue strategie, come viene combattuta. Particolare attenzione è rivolta alla cultura islamica, al ruolo che la donna ha al suo interno, alle differenze con il mondo cristiano. Si affronta anche il problema delle mine, disseminate a milioni durante i conflitti precedenti; ordigni che continuano a provocare gravissime invalidità tra la popolazione, colpendo soprattutto i bambini.

Viene evidenziato l’aspetto umanitario dell’intervento militare italiano in Afghanistan che ha, fra gli obiettivi primari, quello di aiutare la popolazione a traghettare verso libere elezioni. E ancora, si penetra il nuovo assetto del nostro esercito, formato ora di soli professionisti. Il tutto attraverso l’esperienza diretta dell’autore e la consulenza di veterani di svariati teatri operativi, tra i quali spicca il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano in Afghanistan, nel 2002.

Il presidente Corrado Perona ha scritto nella sua prefazione: “In definitiva Non uccidete Bin Laden è un grande affresco sulla situazione geopolitica mondiale, sui suoi equilibri, sui servizi segreti, le lobby, le operazioni militari all’estero, i finanziatori occulti. Ma è anche una sorta di reportage sull’odierno Esercito Italiano in generale, e sulle Truppe Alpine in particolare, sul loro modo di operare e sui compiti nei quali sono impegnate”.