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La guerra, la fede e gli uomini: ‘Cristo con gli alpini’ di Don Carlo Gnocchi a Natale in libreria

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Per Natale 2008 torna in libreria edito da Mursia il dolente e commovente ‘Cristo con gli alpini’ (Mursia, pp. 130, euro 14,00), diario spirituale di Don Carlo Gnocchi, cappellano della Julia sul fronte greco albanese e poi della Tridentina nella tragica campagna di Russia.

Pubblicato per la prima volta nel 1943, pochi mesi dopo il rientro in Italia dal fronte, ‘Cristo con gli alpini’ fu in assoluto il primo libro a raccontare agli italiani le vicende degli alpini in Russia. Alla prima edizione del 1943, la cui diffusione fu resa difficile dall’ostracismo del regime fascista, ne seguì un’altra nel 1946 che ebbe maggiore fortuna e che diventò presto un testo fondamentale per coloro che avevano vissuto in prima persona la tragedia della guerra. ‘Lo riproponiamo oggi perché non solo è una testimonianza storica importante ma soprattutto come ben scrive Armando Torno nella sua prefazione è un atto di fede gettato nella follia della guerra, uno slancio d’amore che replica ai colpi della violenza’, dicono dalla casa editrice. Don Gnocchi inizia il suo racconto sulla tradotta militare che riporta in Italia gli alpini italiani sopravvissuti a ‘undici combattimenti per aprire un varco nell’accerchiamento nemico, ripiegando per settecento chilometri nella steppa invernale’, in quella che il sacerdote chiama ‘la campagna del dolore’. La narrazione di don Carlo, così lo chiamavano i suoi alpini tra i quali anche Mario Rigoni Stern di cui nel libro è riportata in appendice una lettera al cappellano, non segue un rigoroso percorso cronologico ma piuttosto ripercorre una sorta di mappa del dolore: fatti, incontri, riflessioni ed emozioni degli anni passati in guerra. La fede è l’infallibile bussola che consente al cappellano di non perdere la speranza mentre attorno a lui i soldati vengono straziati dalle pallottole, dalla fame e dal freddo, accomunati nella sofferenza alle popolazioni civili su cui, altrettanto pietoso, si sofferma il suo sguardo. Ci sono pagine di altissima forza letteraria come quelle in cui racconta la straziante liturgia di guerra: in piedi su una slitta, in mezzo agli uomini spaventati dall’improvviso attacco nemico, il prete alza il suo piccolo crocifisso su cui si posano ‘cento sguardi fermi e intensi e io non so come ne reggesse il peso e l’audacia’ , e momenti di riflessione sulla propria missione di sacerdote impotente di fronte all’immensità della tragedia. ‘Cristo con gli alpini’ , riletto oggi, ha la forza di un manifesto programmatico di quella che nel dopoguerra sarebbe diventata la missione di Don Carlo: assistere e aiutare i bambini mutilati dalla guerra. Ai piccoli mutilati è infatti dedicato l’ultimo paragrafo di questo libro che si chiude con una domanda rivolta al Bruno, un ragazzino che aveva perso entrambe le braccia per lo scoppio di una bomba. ‘Come puoi fare senza manine?’ gli, e si, chiede don Gnocchi. La risposta è in quello che ha costruito: la fondazione che oggi porta il suo nome in oltre cinquant’anni di attività ha assistito e assiste migliaia di disabili. Ieri le piccole vittime della guerra, oggi pazienti di ogni età affetti da patologie di tutti i tipi. Riproporre ‘Cristo con gli alpini’ significa conoscere un po’ più la guerra e la Russia. Soprattutto queste pagine spiegano l’inizio di un miracolo. Carlo Gnocchi nacque a San Colombano al Lambro (MI) nel 1902. Durante la Seconda guerra mondiale si arruolò come cappellano volontario e partì prima per il fronte greco albanese e poi con gli alpini della Tridentina per la campagna di Russia. Scampato miracolosamente alla tragedia della ritirata, dedicò la propria vita a una grande opera di carità, occupandosi di orfani, mutilatini e poliomielitici. Morì a Milano nel 1956. È in corso il processo di beatificazione. Oggi la Fondazione Don Gnocchi è una realtà di primo piano nel panorama sanitario e socio assistenziale del nostro Paese. La copertina del libro.