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Inaugurata la sede degli alpini a Bucarest

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Sono state tre giornate intense quelle che da venerdì 20 a domenica 22 marzo hanno condotto alla inaugurazione della sede del gruppo alpini di Romania intitolato al Capitano Medico Piero Redaelli, alla presenza del presidente nazionale Corrado Perona e del consigliere nazionale delegato per le sezioni all’estero Ornello Capannolo. Ma non si è trattato solamente di un simbolico taglio del nastro: gli alpini residenti in Romania hanno inteso far conoscere a coloro che stanno in Italia che in questa terra di emigranti, molti dei quali stabilitisi proprio in Italia, si possono trovare profonde tracce e antichi legami che i nostri connazionali hanno lasciato e stanno tuttora lasciando.

Inoltre, si può dire che l’appuntamento di marzo dell’inaugurazione della sede, ha concluso il trittico di tappe che hanno condotto alla nascita del Gruppo di Romania: la prima con la costituzione del Gruppo il 30 marzo dello scorso anno e la seconda con la sfilata del primo manipolo di iscritti nell’ultima Adunata nazionale di Bassano del Grappa, prima vera uscita ufficiale. Già fin dalle prime ore della giornata di venerdì le rappresentanze delle sezioni di Palmanova, Pordenone, Torino, Vicenza, dei gruppi di Malo e Molinetto di Mazzano, e il coro Ardito Desio della sezione di Palmanova, avevano fatto visita alla neonata sede, stabilitasi al numero 98 di via Teiul Doamnei, nel quartiere Colentina, nella zona nord della città di Bucarest.

Non poteva mancare la moglie del capitano Medico Piero Redaelli, a cui il Gruppo è intitolato, nonché la figlia, madrina del Gruppo stesso, che hanno partecipato anche a tutte le cerimonie che si sono svolte nei giorni successivi. Venendo quindi alla cronaca, una volta accolti il presidente Corrado Perona e il consigliere nazionale Ornello Capannolo all’aeroporto internazionale di Otopeni, la comitiva degli alpini, seguita dai simpatizzanti, si è diretta verso la città di Ploiesti, a qualche decina di chilometri a nord della capitale e casa del vice presidente del Gruppo, Alessandro Pietta.

Questi, assieme al vice sindaco della città, ha accompagnato gli ospiti ad una visita nel vicino centro di Slanic all’interno delle suggestive miniere di sale: enormi cameroni scavati in giacimenti di roccia salina a circa 250 metri di profondità, oggi dismessi e riutilizzati come luoghi di cura e di ricreazione. Sotto le volte alte ben 55 metri hanno echeggiato per la prima volta le voci del coro Ardito Desio, che ha eseguito l’Inno degli Alpini e alcuni canti della tradizione alpina e friulana, in un anfiteatro tutto particolare, davanti alle telecamere della televisione romena, riscuotendo particolare successo, durato per tutto l’arco della manifestazione.

Un grande ringraziamento al presidente Luigi Ronutti, al maestro del coro e a tutti i coristi. In serata la delegazione è stata ricevuta nella chiesa cattolica di Ploiesti. Qui il coro si è esibito nel secondo concerto, offerto alla comunità italiana e romena. La serata si è infine conclusa con un rinfresco in cui erano presenti il presidente del consiglio provinciale di Prahova Mircea Cosma, il prefetto della provincia di Prahova Radu Oprea, il vice sindaco del comune di Slanic Emil Mesteru, il generale in pensione e veterano di guerra C. Raucea, il colonnello dell’Esercito Romeno A. Chiper, la direttrice del Museo di Storia e Archeologia di Prahova Maria Voicu, il consigliere provinciale e professore dell’Università di Ploiesti Mihail Albulescu e il consigliere provinciale e direttrice del Parco Industriale Fabioara Ionescu.

Nella successiva giornata di sabato, il capogruppo Claudio Minuzzo ha guidato la comitiva nel trasferimento verso la cittadina di Greci, poco più che un villaggio posto a nord est della Romania, nella regione di confine della Moldova. In questo piccolo abitato, oggi terra di agricoltori, sopravvivono, nella difesa della loro italianità, i discendenti di una comunità di maestri scalpellini provenienti dal Friuli, chiamati in queste terre alla fine dell’800 dall’allora re Carol I, per lavorare alle cave di granito sulle pendici dei vicini monti del Macin.

Raccolti attorno al monumento ai Caduti, il ricordo e il riconoscimento del valore delle vicende tragiche di militari Alpini partiti da Greci per indossare la divisa italiana in un viaggio senza ritorno, ha rinverdito l’amore, peraltro mai sopito né tanto meno soffocato dagli anni della dittatura, che i discendenti conservano nei confronti del nostro Paese. Si tratta di Rinaldo Fauro, morto in Russia nella ritirata del Don; e prima ancora dei fratelli Vittorio e Pietro Rausse e di Luigi Olivotto nelle vicende della prima Guerra Mondiale. E forse di altri ancora ignoti, a proposito dei quali, in queste pagine, vogliamo cogliere l’occasione per chiedere ai nostri lettori se siano a conoscenza di altri casi di militari protagonisti di vicende simili in territorio romeno.

Di fronte alle lapidi, in cui i nomi dei Caduti romeni si alternano e quelli italiani, il discorso della rappresentante della comunità italiana teso a dimostrare l’orgoglio di questa gente per le proprie radici e che si sostanzia principalmente nel tentativo di tramandare l’uso della lingua italiana e del proprio dialetto ha suscitato il dovuto plauso del presidente Perona e dell’ambasciatore italiano. La giornata si è conclusa con un pranzo al quale hanno partecipato tutte le autorità, tra le quali ricordiamo il prefetto della provincia di Tulcea Gudu Vasile, il sindaco del comune di Greci Caraua Nicolae, il rappresentante dell’Istituto di Cultura di Tulcea Cogea Elena, il vescovo ortodosso di Tulcea Visarion, il parroco di Greci Pal Vicentiu, il rappresentante della comunità di Galati Ghenta Stefan, il rappresentante della comunità italiana di Grecia Otilia Battaiola Maragiu e il rappresentante della provincia di Tulcea Salvatore Vals. Alla comunità di Greci, prima di partire, gli alpini hanno lasciato in dono beni raccolti la settimana precedente in un banco alimentare.

Al ritorno a Bucarest, nel Centro Don Orione di Voluntari, diretto da Don Valeriano Giacomelli e seconda casa degli alpini di Romania, un toro allo spiedo è servito a rianimare la compagnia al termine dei lunghi trasferimenti della giornata. Erano presenti le autorità civili tra le quali il sindaco di Volontari e alcuni membri del Consiglio Comunale. Era presente il Gran Priore del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Cavaliere di Malta del Gran Priorato Autonomo dell’Est Iulian Moisescu e altri cavalieri, dei quali menzioniamo, per il grande lavoro, i signori Giovanni Baldantoni e il dott. Vernarelli.

La giornata conclusiva di domenica si è aperta con la commemorazione e la deposizione di corone di fiori ai Caduti della Grande Guerra nel Cimitero Militare Italiano, dove riposano centinaia di nostri connazionali. A fianco degli alpini italiani c’erano, come spesso è accaduto nelle recenti cerimonie, ufficiali del Corpo Militare dei Vanatori de Munte (tradotto, Cacciatori di Montagna ), ossia i nostri equivalenti romeni per genesi e vocazione. La cerimonia religiosa, celebrata successivamente nella chiesa del SS. Redentore di Bucarest, prospiciente il centrale bulevardul Balcescu, ha raggiunto il momento più toccante con l’accorato e commovente discorso del rettore della Chiesa Italiana di Bucarest, nonchè cappellano militare e vera anima del Gruppo, don Graziano Colombo che, con la voce rotta dall’emozione, ha ricordato i meriti dell’Associazione Nazionale Alpini e degli Alpini tutti come forza di pace e di solidarietà.

L’ultimo concerto ufficiale del coro del Gruppo di Palmanova è servito anche a ricordare l’impegno che questi friulani hanno pro
fuso negli ultimi anni in Romania; volontari a supporto della chiesa cattolica nella edificazione di strutture di ospitalità e ricovero. A chiudere le ufficialità il trasferimento in sfilata alla sede dell’ambasciata, dove, al ringraziamento del presidente Perona alle autorità civili e militari dello Stato Italiano che tanto vicine sono state al Gruppo Piero Redaelli in tutte le tappe della propria nascita, ha risposto l’ambasciatore dr. Mario Cospito con un ricordo e una testimonianza personale di affetto verso il Corpo degli Alpini, chiedendo loro di perseverare nella loro attività in questo paese.

Terminiamo, per ultimo, con il ringraziamento alle autorità civili e religiose che hanno accompagnato costantemente la tre giorni alpina: l’Ordine dei Cavalieri di Malta, le autorità religiose di Bucarest e Ploiesti, i sindaci dei comuni di Slanic e Greci e le imprese italiane di Romania che hanno patrocinato la manifestazione, fornendo un importante appoggio logistico. La loro presenza al fianco degli Alpini, testimonia il legame che si è saputo creare tra di loro.

Un ringraziamento particolare alla rappresentanza dell’Ambasciata Italiana di Romania, ambasciatore Dr. Mario Cospito, col. Vincenzo Massone, il capitano di Vascello Severino Marrocco, il maresciallo Baffa e i carabinieri, che una volta ancora hanno testimoniato il legame stretto con il gruppo alpini di Romania.

don Graziano Colombo