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Un grande confronto di idee nel solco della tradizione alpina

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Resterà nel ricordo di molti, questo 14º Convegno della stampa alpina a Conegliano. Per l’organizzazione perfetta, il calore dell’accoglienza genuinamente alpina e la disponibilità, per le bellezze d’una città d’arte che sembra uno scrigno e sorprende ad ogni angolo. Come è avvenuto sabato sera, al ritorno dalla cena a Pieve di Soligo, quando, intorno a mezzanotte (troppo presto per finire una splendida giornata!) è prevalso il desiderio di fare due passi fra i palazzi carichi di storia fino alla piazza dedicata al pittore vanto della città, Giovanni Battista Cima, detto da Conegliano. Era piena di ragazzi, raccolti a gruppetti, a parlare. Non una voce prevalente, non un tono alto che potesse disturbare la serenità del luogo.

Un momento di socialità, vissuto quasi con una discrezione che dev’essere stile di vita e di educazione sociale. Non è stato l’unico rimpianto, nel dirigersi, il giorno dopo, verso l’autostrada che ci avrebbe portato lontano. Anche il convegno è sembrato diverso, per la corposità degli interventi che hanno palesato un’Associazione in movimento, fortemente radicata nella tradizione ma dal pensiero tanto forte da non temere di parlare, soprattutto, di futuro. Non potevano mancare, nella discussione, anche la constatazione di una stampa italiana malata, perché è malata la società , né l’interrogativo quale allora dev’essere in questo contesto il ruolo della stampa alpina, che non può essere se non un ruolo guida, preciso e fermo sui valori che fanno dell’alpino quello che è.

Il convegno si è svolto al Collegio dell’Immacolata, presenti 60 testate di Sezione e 5 testate di Gruppo per circa duecento partecipanti. Nella mattinata si sono riuniti i referenti del Centro Studi (ne trattiamo a parte in queste stesse pagine) molti dei quali hanno poi seguito i lavori del CISA conclusi domenica mattina sul tema Non solo informazione ma anche formazione associativa . In apertura il consigliere nazionale Bruno Gazzola, che nella sua qualità di presidente del Comitato di redazione de L’Alpino ha presieduto il dibattito e ha rivolto il saluto ai congressisti.

Al tavolo della presidenza c’erano il presidente nazionale Corrado Perona, il sindaco Alberto Maniero, il generale Gianfranco Rossi comandante la brigata alpina Julia in rappresentanza del generale Alberto Primicerj comandante della Truppe alpine, il direttore del nostro mensile Vittorio Brunello e il presidente della Sezione Gian Battista Bozzoli. In prima fila, i vice presidenti nazionali Lavizzari e Spiller, il tesoriere Casini, una decina di consiglieri nazionali, il col. Basset direttore del Museo storico delle Truppe alpine di Trento e il col. Maurizio Paissan capo ufficio Pubblica Informazione del Comando Truppe alpine che la domenica mattina avrebbe svolto una applaudita relazione sui rapporti con le nostre testate. Il presidente della sezione di Conegliano Bozzoli ha dato il benvenuto a tutti, augurando un buon lavoro. È un piacere e un onore ospitarvi ha esordito il sindaco Maniero nel benvenuto a nome di tutta la città Un onore per la comunità che vive tutti i giorni con gli alpini ma anche per la concomitanza di una grande mostra dedicata a Cima da Conegliano, con dipinti giunti da musei di tutto il mondo, perciò unica e di grande valore storico e artistico.

È un momento magico per la città , ha concluso. Nei nostri reparti si leggono i vostri giornali che ci inviate regolarmente , ha detto il generale Rossi che ha portato il saluto del gen. Primicerj. Ha chiesto di continuare ad essere vicini agli alpini in servizio, di trovare sempre spazio per scrivere della vita dei reparti perché questo interesse rafforza i reciproci rapporti. L’Alpino ha continuato il comandante della Julia è la testimonianza di questi ottimi rapporti , e ne ha elogiato il direttore Brunello. Parlando dell’esperimento della mininaja ospitato a San Candido ha rassicurato che: … noi non abbiamo smobilitato, nonostante il governo non lo abbia ancora previsto.

Ma il ministro della Difesa continua a dirci che si ripeterà. La Julia ha a disposizione alcune sedi. Nutriamo fiducia e ci aspettiamo che qualcosa succeda . In effetti, secondo voci non ufficiali, l’esperimento potrebbe riguardare alcune migliaia di giovani, centinaia dei quali negli alpini, per cui potrebbe non essere inutile il reclutamento presso i Gruppi e le Sezioni, in caso di un nuovo coinvolgimento della nostra Associazione. Rossi ha poi parlato dell’imminente partenza dell’intera brigata Taurinense (il saluto ufficiale è avvenuto a Torino il 26 marzo scorso). L’Associazione ci è sempre stata molto vicina con un supporto molto palpabile, vi manifestiamo la nostra gratitudine , ha continuato il generale. Un lungo applauso è stato la garanzia che questa vicinanza sarà assicurata. Dopo la Taurinense sarà la volta, fra sei mesi, della Julia. Mi spiace non partire con i miei ragazzi, perchè cederò il comando al generale Bellacicco il 16 aprile, a Udine . Il problema degli altri reparti è quello di sempre: il contenimento delle spese in un periodo già di vacche magre, anche se ci concentriamo sui giovani, facendolo nel migliore dei modi e salvando anche le attività. Riferirò al generale Primicerj lo spirito dell’ANA che ho colto .

È seguito un breve intervento del gen. Cesare Di Dato, già direttore de L’Alpino e autore del libro L’ANA in marcia nel nuovo millennio , edito da Mursia (che racconta la storia della nostra Associazione degli ultimi sedici anni) per sollecitarne la diffusione presso le Sezioni e i 4.300 Gruppi. Si tratta di un libro che non può mancare nelle nostre sedi. Poi breve intermezzo con il reciproco scambio di doni fra Perona, il sindaco e il gen. Rossi. Il presidente Perona ringrazia per la presenza l’intero Comitato di presidenza dell’Associazione, i rappresentanti delle testate all’estero, Zuliani per la Francia, Agnoli per il Belgio, Camesasca per la Germania e l’ambasciatore Stefano Benazzo per il gruppo autonomo di Bulgaria. Ha parlato della partecipazione ai lavori, nella mattinata, dei referenti del centro studi presieduti dal consigliere Chiofalo, e della Commissione musei grazie alla quale ora sappiamo quanti sono e cosa contengono . Elogi al nostro mensile così bello e così letto .

Complimenti a Remo Gobetto per l’assegnazione del Premio biennale della stampa alpina Vittorio Piotti alla testata L’Alpin Valdoten, premio che sarebbe stato consegnato di lì a poco. Ma intanto Perona ha voluto parlare di sé: Sono alla fine dei sei anni della mia presidenza. Non vi tedierò sul perché della mia ricandidatura, della quale parlerò all’assemblea dei delegati, se la vorranno accettare. Dico solo che in famiglia è stata dura Però non starò a dire chi me l’ha fatto fare. Me l’hanno fatto fare gli alpini… , il presidente è stato interrotto da uno scrosciante applauso. Però avrò bisogno anche della stampa alpina ha continuato In periodi come questo l’Associazione deve impegnarsi con tutti i suoi uomini e le sue strutture a venire da voi. Lo farò con un pacchetto di proposte da discutere con i presidenti, i capigruppo e gli addetti stampa, è un progetto che dovrà mobilitare l’Associazione negli anni che verranno. E dovrà coinvolgere anche L’Alpino.

Una settimana fa abbiamo contato soci e abbonati, che sono ridotti di numero, ma sono contenti di ricevere la nostra rivista. Brunello mi diceva che il tesoriere gli ha fatto una grande concessione: qualche decina di migliaia di euro per far uscire un giornale alla grande, per metterci qualcosa in più, che appassioni ancora di più il mondo degli alpini. Allora ho fatto un ragionamento, che vi porto: i periodici invecchiano più dei giornali quotidiani, hanno un passo più lento e rischiano di dare informazioni già lette. Dovremo dunque dare a L’Alpino il respiro che gli necessita. Avanti dunque, amici carissimi e preziosi, con il passo che ci è caro, il passo dello scarpone. È stata quindi la volta del giornalista e scrittore Giovanni Lugaresi dare la sua esperienza laica su come il mondo dei giornali vede quello degli alpini. Ne è nata una fotografia che Lugaresi ha definito cristiana , di impegno di solidarietà dimostrata dal Libro Verde in cui c’è un’Associazione diversa dalle altre per impegno, spirito
, memoria e soprattutto opere. Anche sul piano della cultura, con i premi letterari organizzati da Sezioni e Gruppi, i cori, in un Paese in cui nessuno canta più, e le fanfare non immaginate quanto siano gradite . Infine i rapporti con i media locali e nazionali, che vanno intensificati perché la gente ha bisogno di belle notizie e i giovani di buoni esempi .

Giangaspare Basile, caporedattore de L’Alpino dopo aver sollecitato i corrispondenti del giornale a curare anche la parte fotografica della notizia e valutare i tempi dell’uscita del mensile ha letto le due righe che la Costituzione, all’articolo 54, dedica ai cittadini cui sono affidate funzioni ed al dovere di adempierle con disciplina e onore . Facendo un raffronto con la realtà, si è chiesto cosa possa fare la stampa alpina per contrastare la crisi etica che stiamo attraversando. Senza cadere nelle insidie di una pericolosa quanto inaccettabile deriva politica. Una deriva anche dalla linea associativa, che chiama in causa il ruolo dei direttori di testate e il loro editore: il presidente di Sezione dal quale hanno ricevuto l’incarico. Va da sé, ha sostenuto Balleri, con la sua esperienza forense, che il presidente sezionale ha il dovere, oltre che il diritto di rimuovere il direttore. Interessante l’intervento del consigliere Bruno Gazzola, che ravvisa la necessità che all’interno dell’Associazione nasca un movimento di opinione tale da dare più peso all’Associazione quando chiede di essere ascoltata.

In questo senso i giornali, ha sostenuto Gazzola, dovrebbero trattare anche temi di discussione quotidiana e non soltanto inerenti la vita associativa. Come la rimozione dei crocifissi e l’assenza di autorità all’inaugurazione del villaggio ANA a Fossa. Vivace il dibattito che ne è seguito. Luigi Ronutti (presidente della sezione di Palmanova) lamenta la mancanza di approfondimento negli articoli, per Gianni Papa (Veci e Bocia) è necessaria una qualificazione tecnica dei responsabili di testata anche perché abbiamo le conoscenze per poterlo fare e per Dino Bridda (In Marcia) abbiamo tutta l’autorevolezza per inserirci nel dibattito sociale, nel quale possiamo dire la nostra. Ha sollecitato una discussione anche di carattere culturale per ricercare, approfondire, discutere, perché ritiene che in una associazione come la nostra esistano gli spazi di questo tipo, che rappresenterebbero un punto di riferimento anche per la stampa nazionale .

Un intermezzo è stato dato dalla consegna del Premio della stampa alpina assegnato a L’Alpin Valdoten, della sezione di Aosta. Il presidente della Commissione, il vice presidente nazionale vicario Marco Valditara ha ricordato le finalità del premio, aperto a tutte le testate alpine che facciano richiesta di concorrervi e i criteri di valutazione che considerano l’anzianità della testata, il numero delle uscite, la grafica, i contenuti, il linguaggio e l’aderenza degli scritti con la linea del CDN e del presidente nazionale. Il premio è stato consegnato al presidente Remo Gobetto da Nelson Cenci. Quindi l’intervento del direttore de L’Alpino Vittorio Brunello.

Cosa dobbiamo fare di diverso da quello che abbiamo fatto? si è chiesto Qui sono presenti tre delle persone che lavorano alla redazione de L’Alpino, Basile, Giuliana e Matteo, e ci confrontiamo ogni volta che deve uscire il giornale: quello che va e quello che va meno. E confrontandoci diciamo che si può fare meglio e che si può migliorare il lavoro che facciamo. Perché quando si è tranquilli è lì che ci sorpassano. Noi tutti dobbiamo lavorare con la convinzione che dobbiamo e possiamo fare di più. Alcuni quando parlano di alpini dicono: fate le stesse cose, siete monotoni, le stesse sfilate o manifestazioni, gli stessi discorsi… Poi, sempre con questi valori! Consideriamo la parola valori e vediamo di contestualizzarla. È un errore gravissimo pensare che la nostra sia un’Associazione statica, è invece una realtà che si muove, tenendo presenti sempre le testimonianze dei nostri combattenti della prima e della seconda guerra mondiale che ci hanno indicato la strada.

È una strada che vede innanzitutto la Bandiera, una tradizione di umanità (anche la parola solidarietà è abusata: parliamo di umanità, aiuto per chi mi sta vicino), di comprensione, non di scontro sistematico. Ormai è diventato tutto scontro e contrasto. Vedete, noi abbiamo il piacere di vederci e di passare qualche ora assieme in queste occasioni. Noi su questa strada dobbiamo camminare anche con i nostri giornali. Mi piacerebbe che riuscissimo a dirci e a fare alcune cose, parlare di argomenti che stimolano e che ci fanno tornare a casa con qualcosa che arricchisce le nostre testate. Cosa possiamo fare?

Per L’Alpino il presidente ha anticipato un po’ quelle che sono le conversazioni che facciamo. Posso dirvi che a volte mi trovo imbarazzato anche quando sento i complimenti per il numero che è uscito bene il titolo che andava bene e i contenuti interessanti. Ma noi dovremmo dare sempre una sferzata, qualcosa in più per allargare sempre più i contenuti. Se potessimo aumentare, anche fra i non alpini, del 10 il numero degli abbonati, avremmo in termini economici una cifra considerevole che, investita su L’Alpino, potrebbe consentirci di migliorare la qualità della carta, di avere dei contributi esterni, con magari qualche firma’ che approfondisca problematiche diverse come la montagna o altri aspetti della nostra società.

Il CISA così come è fatto va bene ma possiamo fare anche meglio: se riuscissimo ad avere all’inizio due o tre interventi guida che dessero l’indirizzo e poi ci si dividesse in gruppi di lavoro per poi riprendere la discussione, ci sarebbe un migliore coinvolgimento. Vengo a chiudere su un argomento posto da uno di voi che dice: Mah, comincio ad avere qualche incertezza perché sentiamo parlare di movimenti di opinione . La nostra Associazione non ha bisogno di aderire a movimenti di opinione, ha soltanto bisogno di sviluppare e di aprire il dibattito sugli argomenti che sono nostri, è questa la strada che dobbiamo seguire e dobbiamo recuperare.

Perché una Associazione con 300 e oltre mila alpini ha una grande forza e lo abbiamo dimostrato recentemente in Abruzzo, partendo alla chetichella raccogliendo cifre importanti e costruendo un villaggio. Quello che dobbiamo capire e far capire è che la linea tracciata dalla sede nazionale può essere discussa e criticata ma, in un’associazione d’arma, rispettata e seguita. Concludo: se vogliamo ossigenare la nostra Associazione dobbiamo cercare di metterci dentro qualcosa di diverso e di nuovo. E la risposta è nella nostra Associazione, che è ancora una grande, grandissima forza morale .

Biffi (Monza e Brianza alpina) vorrebbe su L’Alpino lettere senza risposta, le trova autoreferenziali e scontate. Fa l’elogio dell’ironia, necessaria anche sui nostri giornali. I direttori fuori …rotta?Hanno sbagliato testata. Stefano Benazzo, ambasciatore d’Italia in Bulgaria, ha costituito a Sofia un Gruppo autonomo con 23 alpini. Un applauso lo incoraggia quando dice di vergognarsi perché sono un millesimo di quelli di Verona . Illustra una iniziativa interessante: ho scritto a 25 colleghi ambasciatori d’Italia più della metà mi hanno già risposto per verificare se fra gli italiani residenti nei Paesi europei e nei pesi dell’ex Unione sovietica ci sono alpini. Il mio obiettivo è di individuarli e contattarli. Ritengo necessaria una presenza dell’ANA dovunque ci siano alpini.

So
no dell’avviso che abbiamo una insufficiente proiezione all’estero, che i nostri imprenditori non hanno visibilità. Ci sono imprenditori che fanno cose notevoli, ma manca la pubblicità ai nostri prodotti, la spiegazione di quello che noi possiamo fare. Non mi riferisco alle nostre Forze Armate, che grazie a Dio fanno bene, lo dimostra anche ciò che mi dicono i colleghi stranieri, visti in Afghanistan. Quello che dico non riguarda le Forze Armate. Sto cercando di concludere tra il nostro Dipartimento di Protezione civile e le autorità bulgare un accordo quadro che consenta in caso di calamità in Bulgaria il ricorso, nel contesto dell’assistenza, alle potenzialità dell’ANA nel campo della Protezione civile. Ho illustrato questa mia intenzione alla commissaria dell’Unione Europea, che è bulgara e mi ha detto che la Protezione civile italiana è la migliore d’Europa. Questo è un tipico commento positivo di uno straniero su una delle tante eccellenze italiane . E ha concluso con un invito alla stampa alpina a proiettare all’estero l’immagine dell’Italia in cui tutti noi crediamo . Un momento di commozione ha attraversato la sala quando il presidente Perona ha invitato Nelson Cenci, che gli sedeva accanto, a parlarci.

Sono molto commosso di stare qui al tavolo della presidenza ha esordito nel silenzio calato in sala Porto il saluto anche di quelli che erano con me e non sono tornati. Lo dico perché, quando la giovinezza non c’è più si tende a parlare del passato. Oggi, trovarmi con voi mi sembra di essere con gli amici di allora. Che dirvi?Di continuare così, perché penso che la propaganda migliore è quella di intervenire in televisione. Ho scritto a Porta a porta per far conoscere gli alpini. È necessario illustrare anche nelle scuole superiori il nostro passato, che la gente si fida di noi, come ha dimostrato l’esperienza dell’Abruzzo che è stata anche una grande dimostrazione di fiducia nei riguardi dell’Associazione e dei nostri volontari .

Il vice presidente nazionale Cesare Lavizzari ha ripreso il concetto di formazione associativa sostenendo che dovrebbe essere portata anche a livello dei giornali di Sezione e di Gruppo e nei riguardi di chi interviene sul portale o sugli altri giornali firmandosi alpino . Ne deriva, soprattutto in questi ultimi due casi, un coinvolgimento dell’intera nostra Associazione su temi estranei. Oggi, con internet, abbiamo 380mila potenziali giornalisti , ha detto. Diventiamo altrettanti opinionisti. Ora, noi lo siamo da sempre per quanto riguarda i nostri valori, ma intervenendo su argomenti diversi rischiamo di assumere atteggiamenti che con l’Associazione hanno poco a che vedere.

Lo dimostra il caso del forum in rete, che è stato chiuso perché era venuto meno il buonsenso e qualcuno dava dell’Associazione e del suo operato una immagine distorta se non negativa. Quando si interviene su un forum o sui media, bisogna chiedersi: che effetto avrà questo intervento sull’Associazione?Abbiamo un giocattolo bellissimo ma altrettanto delicato che può compromettere una credibilità acquisita in novant’anni. Ben venga, dunque, il movimento d’opinione, ma sulle tematiche alpine, sulle altre stiamo bene attenti, ricordandoci che l’Associazione è bella e grande ma delicata, e tutti devono proteggerla . Il portale dell’ANA, dunque, e le sue potenzialità, che sono immense. Ne ha parlato Michele Tresoldi che del portale è il webmaster e che ha tracciato un resoconto del lavoro svolto nell’anno trascorso e illustrato i principali progetti che vedranno impegnati i membri della commissione informatica nei prossimi mesi. Riportiamo a parte, per comodità dei lettori, il suo intervento.

Sulla comunicazione tra Associazione e Truppe alpine ha parlato il col. Maurizio Paissan, capo ufficio Pubblica Informazione del Comando Truppe alpine. È chiaro ha detto che l’informazione su cosa fanno i reparti può essere migliorata, ma bisogna tener conto che chiunque porti una divisa ha degli ordini cui deve obbedire. Dateci i vostri indirizzi di posta elettronica e lo faremo sistematicamente. La collaborazione con gli alpini in congedo è importantissima, come la loro vicinanza durante le missioni all’estero, collaborazione che serve a creare consenso attorno agli alpini e la collaborazione con la popolazione locale. A Herat lo abbiamo fatto anche con il vostro aiuto.

Così come è importante la vicinanza con le famiglie degli alpini che per sei mesi sono in missione. Venendo al tema mininaja, Paissan ha proposto alle Sezioni e ai Gruppi di preparare i giovani che aderiscono a questa iniziativa, portandoli in montagna, dandogli anche un indirizzo morale, creando così le condizioni di avvicinare i giovani al mondo degli alpini e preparare i presupposti per l’arruolamento. Ruggero Galler (sezione di Bolzano) si è rifatto allo Statuto e al Regolamento. Il giornalista Roberto Gerola (Doss Trent) si è chiesto se siamo preparati a trattare certi argomenti che sono propri della stampa laica’ concludendo che, generalmente, manca una preparazione adeguata a scrivere di argomenti delicati sulla stampa alpina. Paolo Mastracchio (Molis alpino) è d’accordo sull’importanza degli argomenti trattati, invita a seguire l’attività dei Gruppi. Della vasta attività della sezione di Treviso ha parlato Piero Biral (Fameja alpina), in special modo delle iniziative del Portello Sile , e si è detto convinto che la formazione passa anche attraverso l’informazione ai Gruppi.

Per un giornale di un gruppo di Treviso, Paolo Carniel afferma che è necessario scrivere su argomenti che possano generare un dibattito anche sulla stampa esterna’. Richiedei (Ocio a la pena) vorrebbe stimolare negli alpini il senso critico per valutare la realtà che ci circonda e Nicola Stivala (Noi de la Valcamonica) dice che in un momento in cui non c’è distinzione fra partiti e politici è opportuno limitarci a temi alpini e fare riferimento allo Statuto e a L’Alpino, che è una guida. Infine Mario Salvitti (L’Alpin d’Abruzzo) ha esortato a scrivere secondo le regole associative ed ha strappato un lungo applauso quando ha ringraziato tutti gli alpini, che con grande spirito di sacrificio sono accorsi nella sua terra per portare aiuto e conforto alla popolazione che nutre nei riguardi delle penne nere una immensa gratitudine .

D’accordo con Lavizzari è Antonio Menegon (Fiamme Verdi, Conegliano) sulle insidie a trattare temi che non sono prettamente alpini, ha lamentato un difetto di comunicazione con la stampa in generale e, per contro, ha criticato iniziative esterne che possono coinvolgere negativamente l’Associazione. Per Enzo Grosso (Tucc’un) facciamo le cose serie ma non prendiamoci sul serio , trattando anche di temi etici e sociali, augurandosi che non manchi mai un po’ d’ironia nei nostri giornali. Infine Bruno Gazzola ha chiamato al microfono Beppe Parazzini, che aveva partecipato ai lavori sin da sabato pomeriggio. Come sempre ha esordito Parazzini con la sua nota verve il convegno diventa interessate il secondo giorno.

Ha ricordato un episodio della presidenza Caprioli: l’allora presidente aveva chiesto al comandante delle Truppe alpine cosa potesse fare per aiutare i reparti. Niente, è stata la risposta del comandante. Da allora è cambiato tutto e l’intervento del col. Paissan lo ha dimostrato: patti chiari, a ciascuno il proprio ruolo nell’ambito di una collaborazione che migliore non potrebbe essere, orgogliosi degli alpini e di essere alpini. Movimento di opinione?, si è chiesto, ed ha ricordato l’articolo 2 dello Statuto che elenca gli scopi dell’Associazione. Difendiamo i nostri princìpi, non parliamo di pensioni ma di famiglia e istituzioni, di alpini in mis
sione di pace e di quello che necessitano, ricordiamoci che siamo un’associazione d’Arma. Quindi bene il movimento di opinione ma nel contesto degli scopi associativi. E, soprattutto, lasciamo fare agli alpini, che sono bravi e mandano avanti l’Associazione .

A conclusione del dibattito Brunello ha ringraziato tutti per i preziosi interventi. Siamo davvero una grande armata in movimento ha detto e rifacendosi alle parole di Perona pronunciate il giorno prima: come un motore Diesel, lento ad avviarsi ma potente . Qualcuno aveva messo in dubbio che la disciplina impedisse la democrazia. Brunello si è chiesto se esista al mondo una associazione più democratica della nostra, dove qualsiasi alpino può diventare capogruppo, presidente di Sezione e oltre, ed ha citato l’esempio di Parazzini, che attualmente è consigliere del suo Gruppo e potrebbe avere un futuro. Un applauso ha dimostrato che l’ironia è apprezzata anche dagli alpini. Certo non si deve scambiare per libertà la licenza di dire quello che si vuole su giornali con il logo dell’ANA su temi non in linea con lo spirito associativo.

Poi l’annuncio di Gazzola, fra gli applausi, che il prossimo convegno sarà nel Soggiorno alpino di Costalovara, sul Renon (Bolzano), dove fervono ancora i lavori. Speriamo di farcela , ha soggiunto Perona, iniziando il suo intervento conclusivo. La sua presidenza rimarrà caratterizzata anche dagli interventi eseguiti per adeguare le strutture dell’Associazione alle esigenze che la realtà richiede: della sede nazionale, con l’ampliamento e l’ammodernamento degli uffici divenuti più razionali e della redazione de L’Alpino e la ristrutturazione del rifugio Contrin. I lavori in corso sono molto impegnativi ha continuato il presidente ma Costalovara dovrà continuare ad essere la casa degli alpini. Continuare nelle funzioni che ha sempre avuto: come colonia estiva per i ragazzi e casa degli alpini per le vacanze, e tale dovrà rimanere. Quando i lavori saranno terminati Costalovara dovrà essere un punto fermo dell’Associazione. È il posto ideale per la formazione, per i ritrovi, i convegni di carattere sezionale e nazionale, per la Protezione civile, la nostra base logistica.

Quindi il prossimo quindicesimo convegno sarà importante anche per questa innovazione, poiché sarà a casa nostra. Quale associazione può disporre di una struttura del genere? Noi la dovremo usare per procedere nel cammino associativo. Casa nostra, ripeto, per la quale abbiamo speso dei soldi ma sono soldi spesi molto ma molto bene . Tornando al convegno, si è rivolto al presidente della sezione di Conegliano, Gian Battista Bozzoli. Caro presidente ha esordito avete fatto le cose bene. Grazie anche per il programma organizzato in questi due giorni per le signore, ma soprattutto per l’accoglienza dei tuoi alpini e dei Gruppi che ci hanno ospitato. È bene transitare per i Gruppi. Grazie a nome mio e del consiglio nazionale, penso che nella storia della vostra Sezione ci sarà questo importante tassello del convegno che avete organizzato.

Un grazie, dunque, e un abbraccio a te e ai tuoi collaboratori . Un caloroso applauso di tutti i partecipanti al convegno ha sottolineato le parole del presidente. Gli stava accanto il col. Maurizio Paissan, capo dell’Ufficio di Pubblica Informazione del Comando Truppe alpine, il quale sostituiva il gen. Rossi, comandante della Julia, presente all’apertura del Convegno (La Julia sta svolgendo un lungo addestramento perché a ottobre darà il cambio in Afghanistan alla brigata Taurinense). Caro colonnello, penso che la mia non sia solo una considerazione personale, ma anche il pensiero di tutti noi: un colonnello appassionato, che tra le parole usa anche dei termini al pini. Abbiamo sentito parlare un colonnello dei nostri ha detto Perona. Un colonnello vero, preparato , e ricordando esperienze dei precedenti presidenti ha continuato: Abbiamo vissuto momenti difficili con alcuni comandanti, che negli anni addietro non hanno lasciato traccia nella nostra Associazione.

Ma per fortuna altri hanno ripreso il discorso ed è cambiato tutto. Perché noi e voi dobbiamo percorrere la strada di sempre . E ha continuato: Il nostro Labaro nazionale ci sarà sempre nelle cerimonie delle vostre partenze per le missioni e in quelle del ritorno. Ma al di là del Labaro, che è la cosa più importante, perché in quei momenti è presente la storia degli alpini con le sue medaglie, voi siete portatori di pace, ma laggiù trovate la guerra. Il Labaro, dunque, è al posto giusto e guai se non lo portassimo; lo porteremo sempre. E aggiungo che le sezioni, sia che parta la Taurinense sia che parta la Julia, in queste vostre missioni ci saranno sempre come segno dell’Associazione, con i fondi per il pozzo, per la scuola, per la gente che ha bisogno. Ora parte la Taurinense, che è la brigata di casa mia, alpini del Piemonte, della Val d’Aosta e liguri accompagneranno questo vostro cammino… .

Un lungo applauso di approvazione e di sostegno ha accompagnato le parole del presidente, che ha continuato riprendendo il tema del Pianeta difesa , o mininaja per dire che nonostante il ritardo nella richiesta, giunta a fine luglio dello scorso anno, di fornire i nominativi di 150 giovani, l’Associazione grazie al lavoro di Sezioni e Gruppi, ha bruciato i tempi e comunicato la lista. Oggi non sappiamo ancora se sarà ripetuto l’esperimento, ma sarebbe opportuno essere avvertiti entro termini meno stretti. Per quanto riguarda la presenza alla sfilata di questi giovani, saranno presenti con uno striscione Pianeta Difesa subito dopo i reparti in armi, precedendo l’arrivo del Labaro. Per quanto riguarda la presenza di alpini, con il cappello, a manifestazioni non alpine, o nella qualificazione alpino in lettere inviate ai direttori di giornali, Perona ha messo in guardia dalla strumentalizzazione che finirebbe per danneggiare l’immagine della nostra Associazione. Nella quale questo il senso dell’intervento del presidente tutti hanno il diritto di intervenire dove vogliono e di dire ciò che pensano sugli argomenti più vari, ma per i quali la qualifica di alpino non può essere usata, né può essere abusata l’appartenenza dando un’immagine distorta e portando il cappello in testa, ma tenendo fuori la nostra Associazione.

Associazione che ha 90 anni ha continuato Perona Siamo qui per convinzione. I tempi sono cambiati, ma, come dico sempre, la Patria, la Costituzione, il comportamento, l’onestà e il rispetto dell’ambiente e della montagna in modo particolare, il degrado morale, la verità contro la menzogna, i diritti e i doveri, la scuola, sono pur sempre gli argomenti che trattiamo e che leggo sempre nei nostri giornali. Poi, se dovessimo star dietro agli scandali di questa nostra società malata, non finiremmo mai. Dobbiamo fare informazione, ma basata sulla nostra vita associativa e sul nostro credo alpino. Noi riusciremo a combattere il degrado morale con il nostro senso di appartenenza a questa Italia, a questa Patria, e quindi costituiamo sempre e comunque un baluardo fermo e sicuro, una contrapposizione, non un giudizio . Ed è venuto alla protesta contro l’abolizione della leva, rilevando che sono stati gli alpini, gli unici fra le associazioni d’Arma, a schierarsi contro lo Stato Maggiore, acquiescente nei riguardi dei politici. Spiace dire così di associazioni che dovrebbero essere consorelle, ma camminiamo su strade diverse, purtroppo. E tornando all’esperimento della mininaja, ha criticato l’intervento fatto tempo addietro da un consigliere sezionale sulle risorse spese dal ministero della Difesa per avviare un progetto, a suo dire, sollecitato dall’ANA. È vero il contrario ha precisato Perona è stato il ministr
o a comunicare questa sua intenzione alla cerimonia del ritorno del 9º Alpini dall’Afghanistan.

L’informazione ha ricordato Perona è fatta sulla verità e se uno non la conosce farebbe bene a informarsi prima di parlare o scrivere su Facebook, tirando in ballo la medaglia d’Oro di Signorini. Nessun sacrilegio è stato fatto, perché se vede gli alpini di oggi, dice: però, questi alpini, tutto sommato sono in gamba. Per cui penso che i nostri veci non si siano rivoltati più di tanto nella tomba. Per il resto, questa Associazione si è sempre comportata tenendo conto della storia. Per quanto riguarda questi giovani il Consiglio nazionale ha deciso di farli partecipare all’Adunata, prima del Labaro. Nessuno ha protestato quando ho scritto loro: avete avuto il cappello, tenetelo caro, ma non potete essere soci ordinari bensì soci aggregati. Nessuno ha protestato. E noi non vogliamo certo mortificare questi giovani che hanno creduto in quei quindici giorni, perché non lo hanno fatto certo per snob, ma perché sono figli d’arte o soltanto perché credono in noi. Dunque sfileranno con il loro striscione la scritta e il logo dell’Adunata da una parte e delle Truppe alpine dall’altra.

Poi Perona è tornato ai temi della discussione, alle realtà associative, come quella degli amici degli alpini, soci aggregati e soci aiutanti. Abbiamo cercato di dividere le due funzioni non certo per creare una casta ma perché il socio aiutante, per esempio, è quello che ho incontrato in Abruzzo con il suo berretto con il logo dell’ANA e mi ha detto: presidente io sono un amico. Bravo, sei un amico che vive la vita della associazione, che non ha la pretesa di portare il cappello perché non sei con noi per portare il cappello ma per condividere i nostri valori. Se uno viene per il cappello non lo accettiamo, perché prima del cappello ci vogliono cervello e cuore. Il cappello non lo avranno mai, ma la nostra vicinanza l’avranno sempre. Gli amici degli alpini sono nati con quel grande presidente che è stato Bertagnolli; aveva visto così lungo da prepararci la nostra strada. Trentini, Caprioli e Parazzini hanno ereditato un numero sempre crescente di questi amici, e allora abbiamo voluto mettere un po’ d’ordine . Infine la preponderante forza degli alpini del Sud rispetto a quella del Nord.

Noi abbiamo sezioni a Bari, a Napoli, in Sicilia e in Sardegna, sono tutti alpini uguali a quelli di Cortina e di Bormio. E via discussioni. Lei sa ha continuato rivolto al col. Paissan quali difficoltà abbiamo avuto nel reclutamento a causa degli psicologi, che Dio li abbia in gloria. Finalmente dopo tante insistenze, e grazie anche al generale Cravarezza, siamo riusciti a far dire vogliamo andare negli alpini ai giovani volontari, anche se siamo ancora lontani dalle proporzioni, che sono sbilanciate. Dobbiamo insistere sulla nostra stampa alpina: sostenere le richieste di questi giovani del nord che vogliono fare servizio negli alpini. Adesso hanno aggiunto che Emilia Romagna, Marche e Toscana, la macchia si allarga, però vorremmo avere maggiori risultati. Ecco cosa continuiamo a dire al ministro della Difesa: se vi portiamo i giovani, devono essere accontentati . Infine gli abbonati, un numero irrisorio.

Parlando di informazione: noi abbiamo un’informazione fantastica, che è quella de L’Alpino, che serve anche a formare. Perché non allarghiamo anche la possibilità di far entrare nelle altre famiglie il nostro giornale?Sono 2mila gli abbonati. Facciamoli arrivare a 120mila. Potremmo fra l’altro arricchire il nostro giornale, che dev’essere la rivista mensile dell’Associazione in cui possiamo trattare argomenti anche di interesse nazionale, e soffermarci di più sugli argomenti che trattiamo. Anche il nostro giornale dovrà essere sempre di più il veicolo che ci fa conoscere.

Pensiamoci. Allargheremo la macchia verde nel mondo e in quest’Italia che, non dimentichiamolo, avrà sempre bisogno degli alpini. Grazie di tutto e un abbraccio . L’appuntamento, dunque, a Costalovara l’anno prossimo, per il quindicesimo Convegno. Non sarà più itinerante ma continuerà lo stesso a chiamarsi CISA. (ggb)

Il portale www.https://www.ana.it

Un breve accenno al C.I.A., il Convegno degli Informatici Alpini, tenutosi lo scorso 28 novembre a Milano ha aperto l’intervento di Michele Tresoldi, webmaster del nostro portale www.https://www.ana.it, il cui resoconto è stato pubblicato sul numero di gennaio 2010 de L’Alpino. La presenza della nostra associazione in internet non può non tenere conto della grande diffusione dei programmi comunemente detti di social network che negli ultimissimi anni si sono imposti alla attenzione del mondo della comunicazione e non solo quello, come un vero e proprio fenomeno sociale. A questo nuovo modo di comunicare e di relazionarsi, all’inizio principalmente dei giovani, ma oramai lo strumento è sempre più utilizzato anche da quarantenni, cinquantenni, e oltre, l’ANA ha risposto aprendo già da un anno delle proprie pagine e canali, su Facebook e You Tube, integrandone i contenuti con il nostro portale.

La grande velocità con la quale questi strumenti si trasformano e l’enorme potenzialità che gli stessi offrono in termini di visibilità, con la possibilità di arrivare ad entrare in contatto, letteralmente, con milioni di utenti, impone alla nostra Associazione un grande sforzo per interpretare il modo più efficace e corretto di utilizzare questi strumenti ed una grande attenzione nel governare i messaggi e i contenuti che vengono veicolati su queste nuove piazze virtuali .

Fulcro della presenza dell’ANA nel web è, e rimane, il nostro portale, che di anno in anno registra in modo costante una forte crescita sia dei visitatori sia delle pagine visitate. Ana.it nell’ultimo anno è stato visitato da oltre 630.000 visitatori sparsi in 130 nazioni, il numero delle pagine visitate, nel solo 2009, ha superato la soglia dei 20.000.000 (nel 2002 erano state 630.000!!) e sempre durante il 2009 ha raggiunto il traguardo di 1.000.000 di downloads (file scaricati). Proprio i consolidati successi del nostro portale hanno spinto la commissione informatica ad avviare il progetto per il rinnovamento del motore di https://www.ana.it abbandonando l’attuale piattaforma adottata nel 2004 per passare ad una più evoluta che oltre ad offrire la possibilità di sfruttare appieno le innovazioni tecnologiche nate negli ultimi anni, garantirà alla nostra associazione una solida base sulla quale sviluppare i contenuti del portale per diversi anni.

Il potenziamento della sezione multimedia, una forte integrazione con le applicazioni di Google e con i principali social network sono solo alcune delle novità che gli alpini troveranno nel nuovo portale che vedrà lo switch off all’inizio del prossimo anno… senza bisogno di decoder e senza dover risintonizzare nulla.

Michele Tresoldi


L’incontro dei referenti del Centro Studi

Molto partecipata la riunione dei referenti Centro Studi di sabato 20 marzo mattina con la presenza di oltre 50 Sezioni. Ai lavori ha presenziato anche il presidente nazionale Corrado Perona, che ha evidenziato l’importanza che annette al Centro Studi e ha ringraziato i componenti per l’ottimo lavoro sin qui svolto. Dopo le formalità di rito il presidente della commissione Centro Studi Giuliano Chiofalo ha dato ampio spazio ai collaboratori che, ognuno nel proprio ambi
to, hanno illustrato i progetti portati a termine.

Luca Geronutti ha presentato il censimento biblioteche che, dopo un fermo di carattere tecnico, sarà operativo entro qualche settimana. Adriano Crugnola ha quindi intrattenuto l’uditorio sulle interazioni tra Centro Studi e Sezioni per migliorare lo scambio di informazioni tra il centro e la rete. Grande apprezzamento ha avuto il lavoro di Gianluca Marchesi, che ha realizzato un Dvd per le scuole elementari, gli applausi ricevuti sono il miglior compenso per le sue fatiche.

Luigi Bertino ha informato sul Libro Verde, invitando ad una maggiore opera di sensibilizzazione dei capigruppo affinché forniscano i dati richiesti. Mauro Depetroni ha anticipato i temi trattati nel pomeriggio agli esperti museali. Il censimento dei musei dell’ANA sta passando alla seconda fase operativa, ma di questo daremo conto sul portale nei prossimi giorni.


L’onore ai Caduti

Non è certo mancato il momento della memoria, nei due giorni di convegno della stampa alpina. Sabato sera, conclusa la prima parte dei lavori, i congressisti si sono radunati davanti al Collegio dell’Immacolata, sede del CISA, e hanno raggiunto in corteo il monumento ai Caduti, La sfilata era aperta dalla fanfara, seguita dal Gonfalone scortato dal sindaco Alberto Maniero, dal vessillo con il presidente nazionale Corrado Perona e il presidente della Sezione Gian Battista Bozzoli, il generale Gianfranco Rossi comandante la brigata alpina Julia, i vice presidenti e i consiglieri nazionali, e poi una quarantina di vessilli e decine di gagliardetti e tutti i congressisti. Davanti al monumento è stato formato un grande semicerchio; quindi son stati resi gli onori mentre veniva deposta una corona. Il suono del Silenzio e l’Inno di Mameli mentre veniva ammainata la Bandiera hanno concluso la breve ma intensa cerimonia svolta nel più perfetto cerimoniale.


Le foto del CISA »

Pubblicato sul numero di aprile 2010 de L’Alpino.