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Dalla gavetta alla barretta

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L’affardellamento dello zaino è un rito immancabile per chi è in procinto di fare una bella camminata in montagna. Molti anni fa, quando si era ragazzi, la notte prima della partenza era vissuta con un misto d’attesa ed eccitazione per l’avventura che si sarebbe intrapresa. Quelle escursioni non erano organizzate solo per mettere un piede davanti all’altro, erano un rito di passaggio tra l’adolescenza e la maturità in cui si respirava a pieni polmoni l’aria di libertà e in cui si mettevano alla prova i propri limiti perché, come molti sanno, per salire in quota conta il fattore fisico ma anche quello mentale.

Vestiario ed equipaggiamento erano diversamente tecnici, con un sapore spiccatamente casereccio e così erano la maggior parte dei viveri. Dopo ore di cammino capitava di scoprire che un compagno aveva selezionato tra le cose essenziali da portarsi dietro il salame più grande della dispensa, oppure aveva azzardato a caricarsi sulla groppa un bottiglione di vino. La rivelazione comportava sempre grosse risate, ma alla fine nessuno era scontento di quelle scelte. Le indicazioni alimentari durante lo sforzo per la salita erano piuttosto elementari e assecondavano il motto dei nonni: “Bevi poco e spesso quando sali, mangia bene quando sosti”.

Oggi, nell’era dell’abbigliamento supertecnico e dell’alimentazione controllata, anche l’approccio al trekking in molti casi è mutato. Con uno slogan, sul cibo potremmo dire che dalla gavetta si è passati alla barretta. I nutrizionisti sottolineano che è importante non solo l’alimentazione durante lo sforzo fisico, ma anche quella prima e dopo di esso.

La dieta del perfetto camminatore dovrebbe essere composta almeno per la metà da carboidrati che sono la scorta di energia primaria e anche la prima che viene bruciata dal corpo sotto sforzo. Cereali, pasta, pane, riso, frutta, ecc. sono basilari prima e durante l’attività fisica. Accanto ai carboidrati semplici, rappresentati dagli zuccheri, ci sono quelli complessi, che sono qualitativamente migliori perché ricchi di minerali, vitamine e fibre ma di assorbimento da parte del nostro corpo leggermente più lento rispetto ai primi.

Un 30% circa della dieta dovrebbe contenere proteine animali e vegetali (carne, pesce, legumi, uova, formaggi e latticini ecc.), che apportano meno energia dei carboidrati ma hanno il pregio di assicurare la crescita e il rinnovamento dei tessuti, di facilitare la digestione e il trasporto dell’ossigeno del sangue.

I grassi animali e vegetali (olio, burro, insaccati, frutta secca, ecc.) sono invece importanti per avere una riserva energetica a più lunga durata e vengono bruciati in maggior quantità in caso di necessità, in particolare quando i carboidrati scarseggiano. Il segreto è quindi quello non di escludere ma di equilibrare bene questi elementi, tenendo presente che ci sono altre variabili come le vitamine (utili la B, C e la E) e i sali minerali, ovvero quelle sostanze inorganiche fondamentali al funzionamento del nostro organismo anche nel caso di un’elevata sudorazione.

Di conseguenza, prima del trekking occorre bere acqua e assumere cibi facilmente digeribili così da non appesantirsi in modo che siano calorici e ricchi di carboidrati, senza però abbandonare proteine e grassi, mentre durante il trekking, oltre all’acqua, sono preferibili cibi a rapida digeribilità ricchi di carboidrati semplici come biscotti secchi, cioccolata, frutta fresca (in particolare le mele) o disidratata.

I cultori dell’autenticità del passato arricceranno il naso, ma già da qualche anno sul mercato, sempre attento alle esigenze del consumatore, sono apparse delle “evoluzioni alimentari” come le barrette energetiche che occupano pochissimo spazio in uno zaino e hanno il pregio della praticità poiché possono essere mangiate durante le pause di una camminata per reintegrare le energie.

E se il trekking durasse più giorni? Per chi fosse in tenda o in bivacco ci sono i pasti completi già precotti, presentati in buste pronte con cibi disidratati o liofilizzati, che rinvengono con l’aggiunta di poca acqua bollente. Anche queste occupano poco spazio e hanno un rapporto tra nutrienti e peso imbattibile. Di certo però non sarà come annusare una bella fetta di salame appena tagliata, pregustandola in un panino imbottito con un pezzo di formaggio.

Matteo Martin