Settant’anni in gloria

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Si sono ritrovati a Scapoli, Pizzone, Rocchetta a Volturno e il giorno seguente a Colle Rotondo, in quel Molise entrato a far parte della vita di tanti alpini e della nostra storia, per celebrare la ricorrenza della conquista di Monte Marrone e della vittoriosa battaglia delle Mainarde che segnano la rinascita, dopo l’8 settembre 1943, del ricostruito Esercito Italiano. Il raduno ha avuto inizio a Scapoli il 20 giugno con la cerimonia dell’alzabandiera, accompagnata dall’Inno Nazionale suonato dalla banda del gruppo di Sant’Agapito e con la deposizione della corona alla lapide inaugurata dal presidente Moro, alla presenza di tanti alpini provenienti da tutt’Italia e dei consiglieri nazionali Curasì, Di Nardo, Greco, Robustini e Sonzogni.

Parola di reduce

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Occhi azzurri, sguardo fiero, sorriso franco. Appena lo si incontra si capisce tutto. Il peso dei 97 anni lo frena nel fisico ma la lucidità, lo spirito e l’eleganza d’un uomo d’altri tempi, quelle l’età non le ha scalfite. Il tenente Luigi Morena, oggi generale di Corpo d’Armata, a Monte Marrone c’era e con i suoi alpini del battaglione “Piemonte” ha concorso a scrivere una delle più importanti pagine della Guerra di Liberazione e della nostra storia. Il corso degli eventi, degno di uno splendido romanzo, inizia quasi un secolo fa in un piccolo borgo di montagna in provincia di Cuneo.

“Cuneense!”

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La prima fitta nevicata della stagione ha imbiancato Mondovì proprio nella due giorni – 19 e 20 gennaio – di eventi alpini nel 70° della battaglia di Nowo Postojalowka. Era il 20 gennaio 1943, quando nel ripiegamento dal Don la “Cuneense” si immolava per consentire ai resti dell’armata italiana di guadagnare il varco di Nikolajewka, sottraendosi così alla sacca nella quale i russi l’avevano intrappolata.

Il coraggio contro la forza

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Settant’anni fa ad El Alamein, un centinaio di chilometri ad ovest del Nilo, fu combattuta la più grande battaglia in terra d’Africa della seconda guerra mondiale. La Battaglia di El Alamein segnò, insieme a quella di Stalingrado, la svolta del conflitto e colpì al cuore il mito dell’invincibilità dell’esercito tedesco. Sotto il profilo politico-strategico la battaglia pose fine all’incombente minaccia di occupazione dell’Alto Egitto e alla penetrazione delle armate italo-tedesche in Medio Oriente per l’acquisizione dei ricchi giacimenti di petrolio di quei Paesi.

Il 70° con i giovani, perché non dimentichino

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La tragica fine del “Galilea”, che causò la perdita di gran parte del battaglione Gemona, è una vicenda che viene commemorata ogni anno dagli alpini della sezione di Pordenone a Chions, il comune che ebbe il maggior numero di vittime. Da sempre, questa manifestazione coinvolge la classe 4ª delle scuole elementari, intitolate al ten. alpino Berengario Ortiz, Caduto sull’altopiano di Asiago nella Grande Guerra. Anche quest’anno, il 4 marzo, dopo lo sfilamento attraverso il paese e la deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti, il corteo ha raggiunto il camposanto dove dal 1947 è collocato il monumento a forma di nave che riproduce il “Galilea”.

Quella lunga notte tragica non finisce mai

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Settant’anni, tanti sono trascorsi da quella tragica sera del 28 marzo 1942, quando alle ore 23,45 il sommergibile inglese Proteus, comandato da Philip Steward Francis, squarciò con un siluro la fiancata sinistra del il piroscafo Galilea. Quest’ultimo era partito da Patrasso alla volta di Bari ma la sua traversata si fermò all’altezza di Prevesa, nel Mar Ionio, portando con sé quasi tutto il suo carico umano; dei 1.275 imbarcati si salvarono 284 uomini e più della metà di questi erano alpini.

Una macchia scura sulla neve: un uomo

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Sfogliando i nostri giornali scopriamo storie che sono tasselli degli infiniti sacrifici degli alpini, della loro umanità e generosità, in guerra e in pace: due momenti diversi supportati dallo stesso spirito. Purtroppo molti episodi resteranno sconosciuti ai più, perché la guerra è sempre un fatto personale: è la guerra di chi l’ha vissuta, che sfugge alle grandi manovre e alle grandi strategie. Ecco dunque uno di questi tasselli sulla sempre attuale ritirata di Russia, una tragedia il cui doloroso ricordo in tante famiglie non si è mai affievolito. Il racconto – riportato da Gianfranco Moriondo - è tratto da Lo scarpone orobico, giornale della sezione di Bergamo.

“Il Corpo Italiano di Liberazione”, conferenza a Torino

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Mercoledì 18 aprile, alle ore 21 presso il Circolo ufficiali dell’Esercito di Torino (in corso Vinzaglio, 6), si terrà una conferenza, curata dal gen. Luigi Poli, sul tema “Il Corpo Italiano di Liberazione”.

“Militari e Guerra di Liberazione”, serata al Circolo ufficiali di Torino

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Mercoledì 22 febbraio, alle ore 21 presso il Circolo ufficiali dell’Esercito di Torino (in corso Vinzaglio, 6), lo storico e Medaglia d'Argento al V.M. Raimondo Luraghi terrà la lectio magistralis sul tema “Militari e Guerra di Liberazione”. 

Quella notte sul Galilea

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Bruno Galet è nato il 24 ottobre 1921 e vive a San Giovanni del Tempio, una frazione di Sacile. Partì giovanissimo per la Grecia con il btg. “Gemona” e fu uno dei pochi superstiti del Galilea, silurato la notte del 28 marzo 1942. In questa testimonianza rivive la speranza del rientro in Patria, il tragico momento dell’affondamento, il salvataggio e l’angoscia per aver perso tanti compagni.

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