Un’eredità da custodire

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class="testonotizia">Brescia ha celebrato ancora una volta magnificamente, a livello nazionale, l’anniversario della battaglia di Nikolajewka: sabato 23 gennaio, la Sezione di Brescia, presieduta da...

MILANO – Un restauro per i Caduti

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Il Gruppo di Lodi ha “restituito” alla città il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, presente nel cimitero Maggiore. Sono occorsi nove mesi per pianificare e organizzare al meglio il restauro dell’opera, coordinando le eterogenee realtà coinvolte. L’amministrazione comunale ha seguito la parte burocratica, gli alpini hanno restaurato la parte esterna del monumento, mentre gli incaricati della scuola d’arte “Bergognone” hanno pulito il marmo e ridipinto sulle lapidi i nomi dei 250 Caduti. 

Penna… di plastica!

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Nella ricorrenza del 4 Novembre, ho sfilato con a fianco Camilla Faustini, una bella ragazza del mio paese che sta facendo il servizio militare negli alpini. A dire il vero, mi sono quasi emozionato pensando che, ai miei tempi, le alpine ce le sognavamo! A cerimonia conclusa, le ho chiesto se mi faceva tenere tra le mani il suo cappello, che mi avrebbe ricordato il tempo in cui ero un “bocia”. 

Trovare la giusta misura

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Raccogliamo volentieri il suo invito ad una franca riflessione circa gli avvenimenti più controversi del primo conflitto mondiale. L’autore della lettera di luglio, alpino Mazzocco, mi pare che riporti, pur con toni pacati, accuse e polemiche che a lungo hanno scosso le discussioni tra gli appassionati e anche tra i molti appassionati, e che proviene forse da quell’onda lunga, figlia della politica e della corrente pacifista nota perché condannava Esercito e soldati in toto, già solo per il fatto di esistere, e ancora oggi così presente nel mondo cattolico. 

Colori d’artista

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Dalle stanze tetre di San Giacomo alla Tomba alle gallerie d’arte di mezzo mondo. New York, Madrid, Chicago, Philadelphia, Milano e Sidney. L’opera di Carlo Zinelli negli ultimi anni ha conosciuto il successo. Un successo che lui, morto nel 1974 all’ospedale del Chievo, ha soltanto potuto sfiorare. Pittura istintiva, uno dei più importanti esponenti dell’Art Brut descritta e fatta conoscere da Jean Dubuffet. Carlo Zinelli era un “matto di guerra”. «Schizofrenia paranoide» riportava la diagnosi con la quale venne definitivamente ricoverato all’ospedale psichiatrico di San Giacomo alla Tomba di Verona, il 9 aprile 1947.

Un Trentatré per dire: grazie Giuliana!

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A seguito dell’ottimo articolo apparso il mese scorso, come vecchio collaboratore dei passati direttori Vita, Peduzzi e Di Dato ho avuto l’immenso piacere di conoscere ed apprezzare Giuliana Marra. Una donna straordinaria, trasparente, leale, dalle indiscusse capacità relazionali e integrità morale. Una persona che ha sempre dimostrato grande attaccamento all’Associazione e al proprio lavoro come non mai.

Tranquillo… caro Roberto!

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Egregio Direttore, caro alpino, hai pubblicato sul numero di dicembre una mia lettera o meglio circa metà del mio scritto e fin qui nulla di strano perché si sa che spesso, per motivi di spazio, è necessario tagliare i testi. 

CONEGLIANO – L’80º del Gruppo San Pietro

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L’eremo camaldolese di San Pietro di Feletto (Treviso) risale al 1670 e fu soppresso nell’ottocento da Napoleone. Attualmente ne restano solo alcune parti, tra cui quattro celle, il refettorio e l’albergo dei poveri, dove ha sede il municipio. Quelle celle sono state per due secoli simulacri vuoti e abbandonati. Dal 1989 una di queste è la sede del Gruppo alpini San Pietro: con i suoi 39,40 metri quadri è la sede più piccola tra i Gruppi della Sezione.

I nostri Caduti

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Egregio direttore, le scrivo non certo per fare politica, ma una scelta del nostro governo mi ha lasciato perplesso e vorrei sentire il suo parere. Nei recenti fatti parigini una ricercatrice italiana è rimasta vittima di un fanatismo irrazionale e crudele ed a lei sono stati tributati i funerali di Stato.

Come nasce un canto

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Durante i lunghi anni di prigionia in Russia, il tenente Italo Stagno 1º Alpini, divisione Cuneense, Medaglia d’Oro al Valor Militare, scrisse i versi di questa poesia. Unico degli “ultimi 28” prigionieri italiani a non rivedere l’Italia, si spense il 24 settembre del 1947 nel Waldlazarett n. 1.035, a circa 30 km da Kiev. Il tenente medico Enrico Reginato (Medaglia d’Oro al Valor Militare, btg. Sciatori Monte Cervino) gli rimase accanto fino all’ultimo respiro.

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