Nel cuore delle Alpi Centrali il Parco nazionale dello Stelvio tutela un ecosistema peculiare dell’ambiente montano che si declina in un assortimento di paesaggi, di fauna e flora che lo rende raro e prezioso. Una varietà dovuta innanzitutto al fatto che i suoi 130.700 ettari di superficie che si estendono su Lombardia, Trentino e Alto Adige vanno da quota 650 metri del fondo valle dove insistono i prati da sfalcio, alle cime più impervie che raggiungono i 3.905 metri dell’Ortles. All’interno di questi due estremi i versanti sono dominati da boschi di conifere, quindi la prateria alpina che cede delicatamente ai “deserti d’alta quota” con specie come muschi e licheni presenti in esemplari isolati nonostante la neve abbondante e le temperature che possono raggiungere i –25°.
In questi habitat vivono, talora in condizioni estreme, una infinità di invertebrati e oltre 260 specie di vertebrati: lepri, ermellini, marmotte, cervi e stambecchi e i lupi che sono ritornati dopo oltre un centinaio di anni, mentre in cielo volteggiano aquile reali e gipeti, oltre alle pernici bianche che amano vivere in alta quota. Il Parco dello Stelvio, costituito come ente il 24 aprile 1935, oggi è gestito dalle Province Autonome di Trento e di Bolzano e da Regione Lombardia, supportati da un Comitato di coordinamento e di indirizzo che ne garantisce la coerenza gestionale. Ciascuno degli enti territoriali ha sviluppato offerte diversificate per i visitatori che permettono l’approfondimento su singoli aspetti di una così variegata realtà ambientale. Nella parte lombarda si può visitare l’area faunistica di Pezzo a Ponte di Legno, oppure il Giardino botanico alpino “Rezia” a Bormio, mentre in Trentino il Centro visitatori a Cogolo di Peio offre un viaggio tra gli habitat che compongono il territorio del Parco.
In Val di Rabbi si apprezza la presenza dell’uomo visitando le antiche segherie veneziane o ci si può immergere nella vita di un caseificio dell’Ottocento, oppure si può camminare nel parco sonoro a Pozzantine. I Centri visitatori dell’Alto Adige puntano invece alla scoperta del mondo acquatico (Aquaprad a Prato allo Stelvio) o del mondo degli uccelli (Avimundus di Silandro), aprendo ad un viaggio nel paesaggio culturale montano (in Val Martello), dei boschi e della loro importanza (a Santa Gertrude, in Val d’Ultimo) e della vita in alta montagna (villaggio di Trafoi).
Ognuno dei 23 Comuni del Parco è un punto ideale di inizio dell’esplorazione dell’area protetta con i suoi 1.500 chilometri di sentieri che soddisfano sia neofiti sia esperti delle escursioni e che permettono di avventurarsi alla scoperta della natura e dei paesaggi umani dello Stelvio.
Tra le innumerevoli escursioni, nel versante lombardo segnaliamo i sentieri in Valle dei Forni e in Val Cedéc, al centro del gruppo Ortles-Cevedale e quelli in Val Zebrù, assai ricca di flora e fauna. In Trentino meritano gli itinerari in Val de la Mare scavata dai ghiacciai e quello impegnativo e affascinante dei Laghi Sternai in Val di Rabbi.
In Alto Adige i sentieri del Lago d’Oro offrono una splendida vista sull’Ortles mentre le Alte Vie permettono escursioni di più giorni, su lunghi e impegnativi sentieri, che però possono essere anche frazionate per uscite in giornata. Visitando il Parco è frequente incontrare manufatti della Grande Guerra, il cui fronte di combattimento ha interessato le zone dello Stelvio: dalle postazioni difensive alle Rese Basse dello Scorluzzo, la Strada dell’Ables, una delle opere più imponenti realizzate dal Genio, alle vette più alte come Punta San Matteo, teatro di violenti combattimenti nel 1918, che testimoniano la presenza dell’uomo in un ambiente al limite della sopravvivenza.
Il Parco è un laboratorio vivente in continua evoluzione che esige una costante attività di ricerca scientifica sia sulle specie, sia sugli habitat e che necessita di regolari lavori di manutenzione per mantenere in efficienza la fitta rete di sentieri e strade e per contrastare piccoli dissesti idrogeologici, oltre che per la cura delle strutture. Ciò garantisce la fruibilità in sicurezza ad un pubblico ampio, dall’esperto di montagna, all’escursionista, ai neofiti che nella visita trovano il supporto di accompagnatori di media montagna, guide alpine o guardie forestali che offrono un’ampia gamma di escursioni guidate, mentre giovani e studenti possono essere sensibilizzati sulla tutela ambientale, sperimentando laboratori, osservazioni guidate della fauna selvatica nell’area protetta o attività di educazione naturalistica sul territorio, visite a fattorie, giardini di erbe e laboratori artigianali.
Matteo Martin








